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Villaggiodi houer capitolo 2
Data: 04/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... sono sbagliato. Non ci sarebbe motivo per punirti, sei sempre a posto, tu.” “Lo pensi davvero?” “Si, e adesso massaggiami bene, ok?” E mentre io gli massaggiavo il culetto per attenuare il dolore delle vergate, lui portava la sua mano dentro le mie mutandine. “Che fai?” gli chiesi, ma senza oppormi mentre già mi aveva agguantato il pisello. “Riscaldo la mano nel posto più caldo che hai.” Lasciai fare, mi abbandonai a lui che sapeva tante cose e me le insegnava come se lui fosse un maestro ed io l’allievo o solamente il mio fratello maggiore che avevo scoperto di voler bene. “Ti è diventato grosso” mi sussurrò. “Lo so, ogni tanto gli capita.” Ora voi potete anche non crederci, ma era tale la fobia del sesso nel villaggio che noi ragazzini crescevamo nell’ignoranza più totale e così, nonostante i miei quattordici anni e nonostante avessi già un pisello da adulto, non conoscevo un uso del pisello diverso dall’urinare. “A cosa serve questa mazza?” mi chiese stringendola. “A cosa serve?” “Già, a cosa serve?” “Ad urinare.” “E poi?” “E poi cosa?” Joshua si sistemò meglio in modo da impugnare meglio quella che lui chiamava mazza e che io, infantilmente, continuavo a chiare pisello. “Ti insegno io a utilizzarlo bene. Rilassati e fammi fare, ok?” ”Non mi fai male, vero?” “Oh no, ti farò tanto bene come tu non hai mai provato.” Per un attimo, a causa della mia incancrenita paura del dolore, avrei voluto dirgli di lasciar ...
... perdere, ma c’era anche tanta curiosità in me e la fiducia e il sentimento di amore nei riguardi di Joshua cresceva e trovai il coraggio di dirgli: “Ok, fai pure.” Cominciò a segarmi. Il mio pisello diventò duro e grosso come una zucca e nel mio corpo cominciarono manifestarsi tempeste emozionali che, in confronto, quelle provate prima sembrarono ridimensionate. Non fui più in grado di controllare il mio corpo come se uno spirito se ne fosse impadronito e benché fosse gioia e piacere ciò che sentii ne ebbi timore. “Fermo, Joshua, sto male.” Mio fratello ubbidì preoccupato dalle mie parole. Stette qualche secondo in attesa e poi mi chiese: “Sei sicuro di sentirti male?” Nonostante mio fratello avesse smesso di segarmi, il mio respiro era ancora veloce e pieno. “No, non sto male. E che non so cosa mi sta succedendo?” Joshua mi sorrise e poi mi chiese: “Ok, ti fidi di me?” Lo guardai negli occhi e annuii. “Lasciami fare… fino alla fine, ok?” Lo guardai fiducioso e annuii ancora pieno di fiducia. Lui riprese a segarmi e la tempesta ormonale ritornò ad abbattersi all’interno del mio corpo abituato bensì a ritmi lenti e assenza di emozioni e, mano a mano che il suo andirivieni si perpetuava sempre uguale, il mio corpo istintivamente prese a partecipare a quel movimento e così cominciai io a scopare la mano di mio fratello mentre lui segava il mio pisellone zucca e in breve ci accordammo sul ritmo giusto. Stavo assaporando il piacere che mi dava ...