1. Il desiderio del libraio


    Data: 11/09/2020, Categorie: Etero Autore: passepartout

    ... lei era ancora indaffarata, cercai il suo sguardo e quando si girò verso di me, mi avvicinai e le chiesi se le serviva un passaggio, rispose che aveva la sua moto, era un segno di distinzione, indipendenza, orgoglio, che mi piaceva, doveva essere una tipa tosta. Rassegnato le dissi: “quando vuole, passi pure in libreria, mi farà piacere”, annuì e si allontanò, per la seconda volta quella sera. Andai a casa. Continuava a tornarmi in mente, erano trascorse una paio di settimane, ma la sua immagine era stampata nella mia testa, il tono della sua voce, calda, tranquilla, continuavo a sperare che accettasse il mio invito e che si facesse viva al più presto. Dovetti attendere ancora due settimane per rivederla. Avevo tirato giù le serrande della libreria, quando la scorsi, si tolse il casco ed in sella alla sua moto mi sorrise, ancora una volta, sentii un brivido lungo la schiena, mi avvicinai senza dire nulla. “salta su”, mi disse, porgendomi un casco. Non sapevo dove saremmo andati, ne cosa sarebbe accaduto, ma in quel momento l’unica cosa che desideravo era seguirla, stringere i suoi fianchi, sentire le mie gambe a contatto con le sue, avvertire il calore della sua schiena sul mio petto, sentire il profumo dei suo capelli, mentre correvamo per le strade di Roma, prima verso la periferia, poi la campagna a nord della città. Ci fermammo davanti una piccola casa, intorno solo buio ed alberi, eravamo arrivati attraverso un viottolo sterrato. Scendemmo dalla moto, ci togliemmo i ...
    ... caschi, la seguì in silenzio, aprì la pesante porta di legno e accese la luce, l’ambiente era arredato con mobili rustici. Le pareti di pietra, conferivano un aspetto solido alla casa, in fondo, davanti a noi, c’era la cucina, sulla sinistra un salotto con una stufa a legna. Nausica posò il casco, mi disse di chiudere la porta e si diresse verso la stufa, prese dei ciocchi di legno sistemati in maniera ordinata là accanto e l’accese, quando il fuoco sembrò aver preso, mi disse di scegliere dei pezzi di legno più piccoli per farlo crescere, mentre lei preparava qualcosa da mangiare. Seduti a tavola, uno accanto all’altra mangiavamo della pasta alla carbonara, sorseggiando del Nero d’Avola e gustavamo affettati e formaggi di ottima levatura. Nausica sorrideva mentre mi sentivo soddisfatto e sorpreso per ciò che mi stava accadendo. “sai” cominciò, “il giorno che sono entrata nella tua libreria, mi hai colpito subito, per i modi, la cortesia e per come mi guardavi, credevi non me ne fossi accorta? Mi fissavi con insistenza anche quando non ti guardavo, non ti ho visto farlo, ma ho sentito il tuo sguardo su di me ed è successa la stessa cosa la sera della presentazione del libro, ovunque io fossi, tu mi guardavi.” Ero colpito, era la verità. “i tuoi capelli, gli occhi, la sensualità, niente passa inosservato di te, era molto tempo che non incontravo una donna capace di suscitare in me simili emozioni e pensieri.” “un cuore solitario?” mi chiese sorseggiando il vino. “diciamo che negli ...
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