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Giada
Data: 11/09/2020, Categorie: Etero Autore: Sugarman66x
... cappella, turgida e violacea, entrò in contatto con le sue labbra. La strofinai leggermente sulla sua bocca, sul suo viso, sul suo naso... ma quelle labbra socchiuse erano un richiamo al quale non potevo resistere. Puntai il mio sesso eretto all’imbocco di quella apertura ed iniziai a premere verso il suo interno. Mi meravigliai nel constatare la facilità con la quale penetrava al suo interno, un lieve contatto peraltro piacevole con i suoi denti ma, per il resto, la sua bocca si apriva docilmente per accogliermi. Sentivo le sue labbra avvolgermi, la sua lingua toccare la punta della cappella come un morbido cuscino... iniziai a muovermi lasciando che quelle labbra scorressero alternativamente sul membro eretto. Pazzesco... stavo “rubando” un fantastico pompino ad una fanciulla del tutto ignara di cosa stesse accadendo. Sentivo la mia eccitazione crescere sempre più, i miei movimenti diventavano più intensi, scorgevo la sua guancia dilatarsi per quell’animale impazzito che la invadeva al suo interno. Fu un attimo... pensai a cosa sarebbe successo le avessi sborrato in bocca; sicuramente si sarebbe svegliata ed avrebbe iniziato a gridare. Estrassi il mio amichetto dalla sua bocca, rimasi qualche istante a guardarla... sembrava che la sua fronte fosse corrucciata, quasi delusa che avessi interrotto quell’incredibile gioco erotico. Iniziai a camminare lentamente a ritroso allontanandomi da quella figura celestiale, sempre senza staccarle lo sguardo. Poi mi voltai ...
... ed uscii sul balcone, scavalcai nuovamente la recinzione e mi diressi verso il letto. Una miriade di pensieri scorrevano nella mia mente, mi chiedevo se fosse stata realtà oppure un sogno ciò che avevo fatto. Forse l’alcool, forse la stanchezza, caddi in un sonno profondo. Alle sette in punto del mattino la sveglia suonò destandomi dal mio riposo. Rasai il mio viso e mi infilai sotto la doccia. Dopo essermi asciugato mi vestii e mi recai nella sala mensa per la colazione. Qui incontrai i tre ragazzi col viso assonnato, intenti chi a spalmare del burro su una fetta di pane tostato, chi a bere del succo d’arancia. Altri ospiti dell’albergo, pochi a dire il vero, erano intenti a consumare la colazione, donne con le infradito calzate ai piedi e copricostumi colorati, ben diverso abbigliamento rispetto alle nostre tute blu ed agli scarponi antinfortunistici. Guardai subito in direzione del tavolo dove la vidi per la prima volta la sera precedente, ma nessuno sedeva lì. Dopo esserci rifocillati salimmo sul furgone e partimmo. L’azienda presso la quale era previsto il nostro lavoro distava una quindicina di chilometri, fummo sul posto in meno di un quarto d’ora. La giornata lavorativa si svolse senza alcun intoppo di rilievo, tutto procedeva secondo i miei piani. Alla una staccammo per pranzare in un ristorante a poche centinaia di metri dalla fabbrica, poi riprendemmo il lavoro. Sovente mi tornava alla mente l’immagine di ciò che avevo vissuto la sera precedente, mi ...