1. L'artista


    Data: 20/10/2020, Categorie: Etero Autore: Maliziosa360

    Per molti anni ho viaggiato in treno, ho sempre amato muovermi potendo guardare dal finestrino in tranquillità ciò che mi stava circondando, ciò che di metro in metro appariva ai miei occhi. Ma soprattutto i pensieri sono incredibili, mentre vai e ti gusti il panorama la tua mente viaggia in autonomia ripensando a fatti, eventi, problemi risolti ed irrisolti della tua vita, ci si accorge solo dopo un po’ che stavi nel mondo delle nuvole, dei pensieri più reconditi e tutto questo ti fa riflettere sul tempo che è volato e sei ormai quasi arrivata a destinazione.
    
    Quel giorno avevo preso il treno per un viaggio all’estero, dovevo recarmi in un paese nordico per effettuare un corso di aggiornamento professionale che da tempo avevo desiderato frequentare. Dovetti prima prendere un trenino regionale per portarmi alla stazione centrale di Milano dove partiva il mio treno per l’estero, ero carica di speranze e di voglia di godermi questa nuova avventura di viaggio.
    
    Arrivai a Milano, cercai il binario et voilà riesco a salire nonostante una valigia un po . . . . pesantina che un gentil signore mi aiuta a mettere nel portabagagli all’ingresso del treno. Vado a cercare il mio posto che scopro essere in una carrozza vecchio stampo costituita da scompartimenti chiusi a 6 posti a sedere. Trovato, vi entro e vi trovo sedute solo una ragazza con alle orecchie cufie acustiche dal volume altissimo e un uomo sulla trentacinquina apparentemente pensieroso . . . “Buongiorno .
    
    . . “ ...
    ... Normalmente saluto sempre quando mi trovo in mezzo a nuovi compagni di viaggio, l’uomo risponde con molto garbo, la sua voce è molto profonda mentre la ragazza è del tutto assordita dalla sua musica spaccatimpani e nemmeno mi sente. Mi seggo al posto lato corridoio visto che il mio finestrino è occupato da tutti gli ammennicoli della ragazza e non mi va di discutere, l’uomo è seduto proprio davanti a me ed io mi metto un po’ a contemplare l’ambiente circostante sopra e sotto al treno. Finalmente si parte e e io nel chiudere la porta dello scompartimento colpisco maldestramente il piede del signore seduto di fronte . . . “Oops, mi scusi . . . sta porta è durissima!” L’uomo, da dietro quei suoi grossi occhiali dal color rosso scuro, una specie di bordeaux molto atipico, accenna ad un sorriso conciliante, meno male penso io che non si è arrabbiato, il colpo è stato abbastanza forte e credevo di avergli fatto un po’ male. Ma in poche decine di minuti siamo già al confine, vedo il cartello con la scritta “Chiasso” e mi torna inesorabilmente in mente di quella tristissima battuta di un mio ex fidanzato che molti anni prima, durante un viaggio analogo, alla vista del suddetto cartello esclamò:”Siamo a Chiasso! Dai scendiamo a fare un po’ di casino anche noi!” All’epoca mi fece morir dal ridere, oggi mi fa nostalgia di quei tempi felici ormai trasformati in soli ricordi di gioventù. Ma non c’è tempo di riflettere che la ragazza musicomane chiede spazio per poter uscire, deve scendere ...
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