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Vacanze montane
Data: 14/12/2020, Categorie: Etero Autore: VicentinoGrey
... dal letto. Sentì il letto che affondava alla sua destra e poi alla sua sinistra, come se Marco avesse appoggiato dapprima una mano e poi l’altra. Allungò le mani e incontrò le cosce dell’uomo che si era posizionato a cavalcioni, sopra il suo petto, ma senza toccarlo. L’uomo cercò le sue braccia e poi gliele portò con irruenza verso l’alto, sopra la sua testa, serrando i polsi nella sua mano callosa. Nel buio non capiva cosa avesse in mente, ma gemette come una gatta in calore quando la sua lingua iniziò a percorrere lievemente la parte interna del braccio, partendo dal polso, e finì dentro l’ascella sinistra. Stava ancora ansimando quando Marco rifece lo stesso percorso con il braccio destro. L’evaporazione della saliva rinfrescava la scia lasciata dalla sua lingua, donandole ulteriori stimoli e facendola eccitare come mai le era accaduto. Sapeva che le sue ascelle erano ben depilate e profumate dopo la doccia, ma provò un lieve, ma stuzzicante imbarazzo nell’essere leccata e baciata in quella zona particolare per tre volte. Sentì poi che Marco si spostava ancora e percepì un odore muschiato dal naso. Capì che il suo cazzo era a portata della sua bocca. La aprì e lo catturò, senza alcuna fretta. Il fiato caldo che la investì le confermò che quella carezza era stata estremamente gradita. Usò le mani per massaggiare fallo e testicoli, la lingua divenne carezzevole come seta e le labbra serravano il glande con la stessa consistenza della pasta per la pizza. Morbida e sfuggevole. ...
... Michela sorrideva nel restituire la smania allo stesso uomo che l’aveva scatenata in lei. Si divertì moltissimo a sentire i suoni animali che risuonavano nella gola del maschio a cui stava donando una fellatio superlativa. Spostò lentamente il prepuzio per far uscire allo scoperto la testa di quell’irriverente serpentello di carne. Marco mugghiò come un toro prossimo alla monta. La donna si stava gustando a fondo nel tenere tesa e dura quell’asta e con essa anche la tensione erotica del maschio che prima si era preso gioco di lei. Solleticò il frenulo con la punta della lingua, succhiò fino a spingersi in gola il membro e poi lo passò e ripassò più volte sulle labbra e sulle gote, impiastricciandosi di liquido sessuale. Marco mugolava, ma non si sottraeva a quella dolce tortura. L’ultima cosa che sopportò fu la lingua che si infilò nell’uretra. Se non si toglieva da quello stimolo celestiale, sarebbe venuto dopo pochi secondi. Michela sentì che Marco si allontanava da lei e che le allargò le gambe. Percepì il grosso glande che si faceva strada tra le sue labbra roride di umori e poi entrò dentro di lei. Senza fretta. Senza ansia. Senza violenza. Piano, in un crescendo di piacere che aveva il suo perfetto sottofondo musicale nella “o” modulata su timbri e intensità crescenti. «Sei soddisfatta, adesso?» s’informò Marco. «Non ancora, ma sei sulla buona strada, bestia selvatica!» gli rispose, sorridendo. Le mani del suo amante le tenevano le gambe aperte a dismisura e poi gliele ...