1. Tre ore


    Data: 07/02/2021, Categorie: Etero Autore: 65alessandro

    ... dopo tanti anni, a farsi vivo”
    
    “ahia….sono quelli peggiori, i pensieri sopiti che si risvegliano. Beviamoci su e se hai voglia, ne parliamo”
    
    “no Simo grazie, ti ho chiesto di pranzare con me proprio per evitare che fosse un continuo pensarla, vediamo di farci due risate piuttosto”.
    
    La conversazione proseguì su altri temi, soprattutto i pettegolezzi di un normale ufficio dove gli sguardi, le battute e le informazioni solitamente arrivano sempre dopo tre o quattro passaggi, per cui arrivano totalmente distorte, ma si sa.
    
    Rientrati in ufficio, Simone portò il disegno di un progetto che aveva in carico, ne discutemmo cercando di trovare la forma migliore per presentarlo. Discutemmo del budget a disposizione, dei tempi previsti per la realizzazione e fortunatamente quando completammo il tutto ci rendemmo conto che erano passate le 19:00.
    
    Accidenti, solo due ore a disposizione. Il tragitto verso casa fu piuttosto rapido, arrivai poco prima delle 20 dopo aver scelto un vino da portare. Proprio nel momento in cui mi diressi alla cassa dell’enoteca, pensai che nel breve dialogo tra me ed Mary, non ci fu nessun tipo di riferimento ad eventuale cena per cui mi sembrò anche poco opportuno presentarmi con un vino.
    
    Ormai la scelta e l’acquisto erano fatti. Mi aveva però acceso un tarlo ulteriore, questa mancanza di riferimenti. Eppure non sono mai stato un amante delle serate programmate, ma questa volta il non sapere mi stava creando non poche ...
    ... perplessità.
    
    Raggiunsi casa, una doccia rapidissima, nessun profumo solo deodorante, infilo una camicia, un paio di jeans, un po’ di gel per sistemare il “panettone” e di nuovo giù per le scale per arrivare all’appuntamento rigorosamente in orario.
    
    Il traffico non era poi così intenso, mi distraevo pensando a quanti stranieri la città accogliesse, a quanti fossero a Roma per affari, per turismo, per amore. Arrivato in hotel, chiesi alla reception di annunciare il mio arrivo alla stanza numero 33. Inaspettatamente l’impiegata mi chiese un documento, la guardai con evidente sguardo di sorpresa e la signorina mi disse: “l’attende nella sua camera, devo registrarla”.
    
    “nessun problema” porsi la mia carta d’identità e la signorina, dopo pochi istanti mi disse: “terzo piano, uscendo dall’ascensore la prima stanza sulla destra”. Ringraziai e mi diressi verso l’ascensore. Il tappeto che copriva il pavimento verso l’ascensore, conferiva ai miei passi un rumore sordo. Attesi pochi attimi, si aprirono le porte ed uno specchio che copriva interamente la parete di fronte, mi consentì di verificare se nel mio aspetto ci fosse qualcosa che non andava.
    
    Mi sentivo e mi vedevo tranquillo, a differenza di una giornata infernale.
    
    Seguii le indicazioni della receptionist e mi fermai di fronte alla porta numero 33. Incamerai una grande quantità di aria e lentamente la feci uscire dalle narici. Bussai leggermente. Sentivo i suoi passi sempre più prossimi alla porta, fin quando questa si aprì.
    
    “Ciao Ale” ...
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