1. Tre ore


    Data: 07/02/2021, Categorie: Etero Autore: 65alessandro

    ... che riuscii a razionalizzare in un momento che di razionale non aveva nulla.
    
    Tornammo in casa “mi fai fare un giro?” chiese guardandomi negli occhi ma leggermente di profilo. Una sensualità che si toccava con mano, un portamento che non portava l’attenzione ad un solo particolare, ma a tutta la sua figura. Le mostrai la casa, descrivendo minuziosamente ogni particolare ed i motivi di ogni scelta fatta su questo o quell’oggetto, su ogni foto, descrivendo situazioni e luoghi.
    
    Percorrendo a ritroso il cammino, mi fermai in cucina. Lei mi venne dietro ed anziché usufruire della sedia, si sedette sul tavolo. Aprii il forno mentre si discuteva del suo lavoro e delle motivazioni per le quali era venuta a Roma, cercando di darmi un contegno, pensando anche al sostentamento, facendo finta che l’atmosfera fosse del tutto normale.
    
    Mentre preparavo le cose da portare al tavolo, girai lo sguardo verso i suoi piedi notando che un tallone era scivolato fuori dalla scarpa. Credo si accorse del mio sguardo e che il far dondolare la scarpa tenendola solamente con la punta delle dita, fosse gesto premeditato? Ancora di più il farla cadere a terra…”Alex, mi aiuti? puoi riprendere la mia scarpa?” lo chiese sfoggiando un sorriso magnifico, sia delle labbra che degli occhi.
    
    “certo mia cara” mi piegai e la presi, ma non gliela porsi. Mi inginocchiai davanti a lei. Mi guardò negli occhi, il mio sguardo doveva essere così eloquente che lei senza dire una parola portò in avanti il piede, ...
    ... porgendomelo.
    
    Afferrai la caviglia con la mano destra, tenendo nella mano sinistra la scarpa, ammirai il suo piede. Curato, unghie senza smalto, caviglia decisamente fina. Avvicinai la scarpa, lei alzò il piede, movimento che mostrò in tutto il suo splendore la pianta e non potei fare a meno di poggiarci le labbra e nello stesso momento sollevai lo sguardo. Lei chiuse gli occhi al contatto, tirando un po’ indietro la testa e quello fu il segnale che non avrei dovuto smettere.
    
    Le labbra percorsero tutta la pianta raggiungendo il tallone, le socchiusi e lo succhiai lentamente, portando il labbro inferiore quasi sulla caviglia. Percorsi la strada di ritorno, dal tallone verso le dita, con la punta della lingua disegnai i polpastrelli, facendola scivolare tra le dita. I suoi movimenti di bacino mi facevano capire che il piacere che io trasmettevo nel praticare quel gioco, arrivavano ai suoi centri nervosi, li stava recependo.
    
    Sempre tenendo il piede con la mano dalla caviglia, portai le labbra sull’alluce, di nuovo un gioco di lingua concentrico per disegnarne il polpastrello, poi lo poggiai sulle labbra chiuse e lei questa volta non resistette premendo sulle mie labbra, chiedendomi di socchiuderle e di poter accogliere il suo alluce. Scivolò lentamente nella mia bocca, accarezzato dalla lingua. Quando fu completamente nascosto dalle mie labbra, iniziai un lento movimento percorrendo il suo dito avanti ed indietro, tenendolo stretto tra le labbra, lucidandolo un po’ con un ...
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