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Sara e il professore - 3a parte
Data: 15/02/2021, Categorie: Etero Autore: alessandro1987
... vuoi sparire dalla circolazione per un po'?», disse lui, scherzando. «Ma prof! Non è giusto che mi prenda anche in giro...» «Su dai, sei diventata seriosa tutta di colpo? Lo sai che mi piace scherzare» «Allora a domani, professore» «A domani Sara, buona giornata a te, e rilassati, non pensarci troppo, vedrai che è una cosa da nulla» La ragazza uscì dall'aula, per raggiungere i compagni, e il professore volse, allegro, lo sguardo su quel bel culo, stretto in jeans attillati, che forse presto sarebbe diventato suo. Il venerdì della settimana successiva arrivò in un lampo. L'aula prescelta era l'auletta al secondo piano, un'aula vuota, con banchi vecchi e una cattedra malandata, ma perlomeno si sarebbe potuti stare in pace. «Ciao Sara, hai già mangiato?» iniziò lui. «Sì, sì, avevo un panino» «Brava, siediti qui, anzi no, vengo io da te», e, nel dirlo, si alzò e andò a sedersi sul banco a fianco della ragazza. La cosa già era riuscita a provocargli un certo turbamento, ma poteva mascherarlo tranquillamente, quindi non se ne preoccupò. Certo, la visione di quella ragazzina giovane, anzi, giovanissima, quelle gambe sottili, il seno sodo che si intravedeva dalla maglietta, erano sicuramente una valida ragione di turbamento per il nostro professore. Ma si sforzò di essere professionale. «Allora, ti sei riguardata il compito?» «Sì, ma non ho ancora capito come fare a risolvere il quarto esercizio! E le giuro che ci ho perso un sacco di ...
... tempo!» «Semmai ci hai "speso" un sacco di tempo, non è certo tempo perso, quello», disse lui, sforzandosi di apparire severo e serio, serio almeno quanto il durello che aveva nei pantaloni. «Sì, ok, ma non l'ho capito lo stesso» «Tranquilla, ora ti rispiego tutto, un passo alla volta» Iniziò a illustrare i vari passaggi, ma la testa vagava da tutt'altra parte. Mentre parlava, sfruttando il fatto di essere seduto al fianco di Sara, le lanciava delle occhiate assolutamente oscene. La ragazza non poteva accorgersene, intenta com'era a seguire i ragionamenti, con gli occhi fissi sul foglio. Ma lui poteva bearsi di quelle forme, giovani e prorompenti, così vicine e pure così inattaccabili. Di tanto in tanto guardava con gli occhi spiritati l'orologio, sentendosi sfuggire tra le mani del tempo prezioso, tempo che doveva essere fatto fruttare il prima possibile. L'occasione di cambiare discorso arrivò, con una telefonata. Squillò un cellulare, era di Sara. Lei si affrettò a metterlo silenzioso, e poi si scusò. Ma dopo pochi minuti entrambi lo sentirono vibrare, a quel punto il professore, con malizia, sbottò «Non facciamoli attendere, questi fidanzati!» La ragazza arrossì, sorridendo, ma poi prese il telefono e rispose, era la madre. La chiamata durò pochissimo, giusto il tempo di chiarire dove fosse finita. «Non hai detto a tua mamma che avresti avuto 2 ore di ripetizione con me?» Eh, mi devo essere scordata» «Povera mamma, e io che credevo fosse il tuo ...