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Sara e il professore - 3a parte
Data: 15/02/2021, Categorie: Etero Autore: alessandro1987
... ragazzo!». Il rinnovato riferimento a un ipotetico ragazzo, spostò finalmente la conversazione. «Ma no, nessun ragazzo, figuriamoci» «Beh, non è mica un delitto, avere un ragazzo» «Sì ma, ecco, i ragazzi...», esitò «Tranquilla, non ti volevo mettere in difficoltà! Torniamo alla matematica». Ma non finì la frase. «No, intendo, i ragazzi, cioè, quelli come me, della mia età, non mi piacciono». «Ah, no?», disse lui, ben contento della piega che aveva preso il discorso. «No, sono stupidi, e poi sono stronzi» «Ah ah, dici che i ragazzi più grandi invece non lo sono? Secondo me ti sbagli» «Non so se lo siano, ma, secondo me, gli uomini più grandi sono più affidabili» «Oh, senti questa, che cerca "l'uomo affidabile", alla sua età!» «Beh, non credo ci sia nulla di sbagliato, a me piacciono così», e, nel dirlo, mise sù un broncio infantile, che la metà sarebbe potuto bastare per causare un'erezione poderosa. Al professore, già eccitato dalla situazione, questa cosa ingolosì parecchio, e infatti tornò all'attacco. «Sai, magari hai ragione tu, sicuramente gli uomini più grandi hanno più esperienza» «Esperienza, in che senso?», chiese lei. Lui capì di avere spinto un po' troppo, quindi cercò di rimediare. «No dico, esperienza con le donne», ma la frase non suonò affatto come un rimedio. Sara arrossì lievemente, ma capì bene ciò che il professore intendeva dire, chinò il capo, come a pensare a cosa dire, e per qualche interminabile ...
... secondo tra i due non vi fu alcun dialogo. Il professore, forte della sua erezione, evidente a chiunque avesse abbassato lo sguardò sui suoi pantaloni, riprese ancora. «Dai, Sara, si scherza, non c'è nulla di male ad apprezzare gli uomini più grandi, anzi, è segno di grande maturità» «Il fatto è che io, con i ragazzi, mi mostro per quella che non sono, come se fossi una donna esperta, ma in realtà non sono niente». La frase fu detta di colpo, tutta insieme, e lasciò sbigottito il professore, per la sua onestà e il suo candore, ma subito lui intervenne, guidato dalle sue voglie. «Vuoi dire, cioè, se ho capito bene quello che intendi, che non sei "esperta"?» La frase di per sé non sembrava aggiungere nulla, se non fosse stato per l'accento che lui mise su quell'ultima parola. «Sì...», rispose lei. Il professore gongolava incredulo, «Ahah, sì, figuriamoci, ti ho vista succhiare un cazzo fuori da scuola, altro che, vuoi giocare a fare la santerellina con me?!», pensava nella sua testa. In effetti, non sembravano parole molto credibili, messe in bocca a Sara. Eppure lei sembrava sincera, la questione meritava un approfondimento. Ma come chiederle ulteriori dettagli, senza risultare un perfetto pervertito? O meglio, senza risultarlo ancor più di così? L'argomento non era esattamente adatto al suo ruolo di docente, epperò qualcosa andava pur fatto. «Senti, nessuno nasce "imparato", come si suol dire, ci sono cose che si imparano con l'età, non devi sentirti a ...