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Relazione virtuale - cap. 2°
Data: 18/02/2021, Categorie: Etero Autore: prassitele
... Ero in ansia in attesa di conoscere l’esito della sua conversazione col marito. Mi scrisse il giorno successivo. “Missione compiuta. Fausto ha detto di sì.” Sul momento rimasi un po’ stranito: chi cavolo è sto Fausto? Mi chiesi. Poi capii che doveva trattarsi del marito. Glielo chiesi e lei me lo confermò. Nei giorni seguenti riparlammo di come si sarebbe svolto l’incontro, ma sempre si ipotizzò un incontro strettamente formale, con discorsi molto generici e senza allusioni a quelli che erano i nostri veri rapporti. Ingoiavo amaro, ma non potevo fare proposte diverse. E venne il venerdì della partenza. Ero partito la mattina, perché dovevo fermarmi a metà strada per un altro impegno di affari. Era quello che giustificava la mia partenza anticipata verso il sud. Sbrigata questa incombenza, proseguii il viaggio, fermandomi per il pranzo a Messina, dopo la traversata. L’appuntamento era per le ore 18. Ebbi tempo sufficiente per andare in albergo, sistemarmi, fare una bella e prolungata doccia, uscire per negozi e cercare di scegliere qualcosa da portare in omaggio che potesse essere al contempo gradita e non compromettente. Alla fine optai per una pianta. Entrai in un negozio di fioraio e la titolare mi guidò magistralmente verso una pianta non grande, ma rara e, ovviamente, costosa. Si trattava di una particolare varietà di orchidea con i bellissimi fiori rosso-viola, con delle meravigliose sfumature da tramonto estivo. Arrivai all’indirizzo e ...
... suonai al citofono che mi era stato indicato. Una soave voce femminile, senza nulla chiedere, mi suggerì: “Terzo piano, a destra.” E subito udii lo scatto della serratura. Entrato in un bell’androne, non molto grande ma molto ben curato, trovai subito, sulla destra, l’ascensore, già pronto al pianterreno. Pigiai il pulsante del terzo piano e controllai la mia immagine nello specchio a tutta parete che c’era. L’immagine che me ne ritornò mi lasciò soddisfatto. L’ascensore si fermò al piano e, uscendone, verso destra trovai una porta già aperta. Mentre mi stavo affacciando ad essa, comparve l’immagine di un signore leggermente brizzolato, alto quanto me, ma più snello di me, ben azzimato in un vestito marrone, scarpe marroni, calze verde sottobosco, camicia celeste, cravatta regimental verde e marrone, con un aperto sorriso accattivante, il quale mi stende la mano dicendo “Ciao, Guido, benvenuto, io sono Fausto, accomodati.” E mi fa cenno di entrare guidandomi verso un salone soggiorno molto ben arredato. Gli consegno la pianta che non so dove posare, dicendogli: “Spero che questo pensierino sia gradito a Miranda.” E lui: “Certamente, Miranda ama moltissimo fiori e piante, e questa orchidea è bellissima e credo che le farà particolarmente piacere.” Quindi prende il vaso dalle mie mani e lo dispone, in bella vista, su un piatto di ceramica decorato che si trovava sopra una consolle antica, dietro la quale troneggiava un enorme specchio in cornice dorata, di grande impatto ...