1. Una stella in febbraio


    Data: 08/03/2021, Categorie: Etero Autore: giullorenzo

    ... sbattere, di farmelo mettere dietro. Io, io. Io, seria e vogliosa, impeccabile e puttana, io deliziosa e ripugnante. Io, io. Io con un finto presente, io con storie inventate, io che fumo la pipa e la butto nel mare; io, io…
    
    Torno indietro e risalgo in ufficio, lascio la giacca a vento e la borsa, attraverso il corridoio buio e entro nell’ufficio di Mauro, senza bussare.
    
    “Si, sono presa da te, ma stavolta non è come al mare, questa volta è diverso e si fa come dico io!”
    
    “Cosa dici? Cosa al mare?”, con lo sguardo stupito da inferiore che non si aspettava un rimprovero.
    
    “Lo vedrai, lo vedrai…”
    
    Mauro guarda il mio volto deciso senza dire più nulla, forse pensa che sono impazzita col freddo, o chissà, sta provando a considerare un qualcosa che non si aspettava. Io mi giro, chiudo a chiave la porta e sbottono la camicetta sotto il maglione a V, perché so che il mio seno sa attirare gli sguardi e anche altro. Lui si alza, sta cercando una qualche parola, forse vuole scappare ma non gliene do il tempo, passo dietro la sua scrivania e gli prendo la mano. Poi lo spingo contro il muro, lo giro e mi ci metto dietro.
    
    “Resta fermo così”.
    
    Mauro è in piedi, con la faccia sul muro. Le mie mani gli si stringono ai fianchi, poi sbottonano svelte e sapienti i calzoni e li lasciano scendere giù fino a terra, e poi subito prendono i boxer e anche loro finiscono giù, sulle caviglie. Ha un sedere stupendo, teso, tondo e tirato.
    
    “Resta fermo così” – e la voce stavolta mi si ...
    ... è fatta profonda, eccitata e eccitante – “apri un poco le gambe”.
    
    E mi metto in ginocchio, con la testa appoggiata alle natiche, piano piano lo apro con le mani che mi si son fatte di colpo forti esperte e decise, con una lo mantengo largo e con l’altra scivolo davanti, gli prendo il pene e lo accarezzo. Lo sento crescere, indurirsi. Mauro è immobile, trema e non sa se parlare, e siccome non sa tace e mi lascia fare. Io gli stringo la punta, poi pian piano scendo giù e lo masturbo, scivolo all’indietro e striscio sul solco che divide le anche, una due dieci volte, ripetendo precisa e paziente lo stesso percorso.
    
    Il suo pene ora è duro come io lo volevo e il respiro di Mauro si è fatto affannato, eccitato, quasi ansante. Ecco, è questo il momento: mi fermo all’improvviso, bagno un dito con la mia saliva e lo poso sopra il buco dell’ano e poi spingo, oscillando, una spinta ed un tocco più lieve, una, due, dieci volte.
    
    ”Resta fermo così”.
    
    E affondo la faccia dove prima era il dito e lecco, proprio dentro il suo buco, lo lecco e lo riempio di saliva.
    
    “Tocca a te, questa volta, non parlare e stai fermo, si così, fermo e zitto”.
    
    E Mauro all’improvviso molla la presa e rilassa i muscoli, si apre alla mia lingua umida che lo cerca, e io colgo quell’attimo, mi sposto e entrò forte col dito, senza perdere neanche un secondo. Mugola, il damerino, non capisco se è un gemito del suo dolore per quel dito cacciato là dentro o se invece è soltanto piacere, se si gode questo ...
«1...3456»