1. Io Sono Elbe |8| Deja Vecu


    Data: 02/06/2019, Categorie: pulp, Autore: Cigno

    ... aveva fantasticato tanto, in solitudine, nella sicurezza di casa. Alice ansimava, presa da un attacco di panico. Cercò di controllare il respiro. Cercò di convincersi che era tutto momentaneo. La sensazione sarebbe sparita esattamente come era apparsa. Era il suo mestiere. Era abituata a farlo, coi pazienti. Loro apparivano, coi loro problemi. Li esponevano, alcuni in modo drammatico. Poi, attraverso la terapia, le crisi scomparivano, esattamente come erano apparse. Adesso, doveva riuscirci da sola, a poca distanza dalla scena del crimine. La scena del crimine in cui era stata coinvolta. Cercò di abbassare la frequenza del respiro. Cercò di massaggiarsi il seno carotideo per abbassare anche quella cardiaca. “Don't Panic. It's only panic.” si usava dire negli ambienti della psicoanalisi, un po' per sdrammatizzare ma anche per tenere a mente la regola più importante di tutte le crisi di panico: L'assenza di vero pericolo imminente. Di panico non si muore, non direttamente almeno. Tuttavia, la caratteristica più fastidiosa è proprio l'avere convinzione assoluta di morire. Il panico è lacerante e sfibrante ma scompare nello stesso modo esatto in cui esso compare. Va dunque esercitata una grande volontà per fronteggiarlo con successo. Alice, in quel momento, era paziente di se stessa. Stava lottando con tutte le forze rimaste in corpo per cercare di superare la crisi. Non aveva mai subito una crisi tanto forte. Non in quelle circostanze, almeno. Soffiava a bocca aperta e teneva ...
    ... lo sguardo fisso nei confronti delle auto della polizia e dell'ambulanza. Un terzo autoveicolo sopraggiunse. Era l'auto-vagone della scientifica. Continuò a nascondersi dietro ai cespugli. Controllava il respiro, nella speranza che la sensazione di costrizione al petto sparisse. Sopraggiunse una barella, accompagnata da due paramedici. Nessun sacco nero. Il volto di Norman, rosso ed emaciato, sembrava irriconoscibile. La caduta lo aveva conciato davvero male. Tuttavia, sembrava sveglio. Dolorante ma vigile. Alice tirò letteralmente un sospiro di sollievo. Allargò la gabbia toracica, espanse i polmoni e prese aria. Sentì la crisi di panico affievolirsi. Sentì le braccia rilassarsi fin quasi a perdere il tono muscolare. Gli occhi le si abbassavano da soli. La tensione accumulata era stata sostituita da una stanchezza terribile. Esausta, si accasciò in preda ad uno svenimento. Rimase lì, per terra, nascosta tra i cespugli. ---- “Dottoressa, lei conosce un certo Norman Trauerschwan?” domandò Jung. Alice annuì leggermente con la testa. “Era con lei, la sera in cui l'abbiamo trovata?” chiese Kleine. Alice fece cenno di sì. “Come lo ha conosciuto?” domandò Jung. “Sul treno. Abbiamo cenato insieme.” rispose Alice. “Abbiamo ritrovato il suo trolley di viaggio nell'appartamento del signor Trauerschwan. Ci può dire qualcosa di più al riguardo?” chiese Kleine. Alice chiuse gli occhi. Rabbrividì. Non voleva rievocare quegli eventi. Evitò di rispondere. “Dottoressa... sappiamo quanto possa ...
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