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Io Sono Elbe |7| Le Vite degli Altri
Data: 20/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Cigno
... detto fermati un attimo.” ribadì lei. “Ho detto rilassati.” replicò lui, mentre la teneva stretta per i polsi. “Norman, Fermati!” urlò lei, in preda al panico. Norman strinse ancora di più la sua presa. Alice fu incapace di muoversi. Annegata in un improvviso terrore. Senza possibilità di uscita. Urlò. Pregò Norman di fermarsi. Battè i pugni sulla sua schiena. Sentì una lacrima scivolarle lungo una guancia. Non era uno sforzo concitato. Era un inequivocabile segno di resa. Si stava arrendendo all'inevitabile. La tempesta di virilità indomabile si abbattè su di lei con violenza e imponenza. “Lasciami andare...!” gridava Alice. Con la coda dell'occhio osservò il riflesso dei loro corpi sul vetro protettivo di uno dei quadri dell'artista Janet. Quella vacua descrizione paesaggistica, bella ma anche tetra. Effimera, dai colori freddi. Era ansia. Era paura. Era terrore. Lo stesso terrore che stava provando lei in quel momento. Un terrore impossibile da sopportare. “Oh Gaia... Si!” disse Norman, mentre imperterrito continuava a penetrarla in un raptus sessuale indomabile. A quel nome, ripetuto tante volte quella sera, reagì con disprezzo. Una rabbia incommensurabile per il raggiro subito e la brutta piega che aveva preso quell'incontro inizialmente ammaliante e intrigante. Cosa era d'altronde Gaia, se non una proiezione rabbiosa e istintiva di qualcun altro? Lo vide, a poca distanza da lei. Il router Wi-fi poggiato sul comodino. Tentò di allungare un braccio. Una volta afferrato, ...
... lo scagliò con violenza sulla tempia di Norman. L'uomo lanciò un urlo lancinante e precipitò per terra. Il volto distorto dell'uomo dolorante provocò una reazione di orrore agli occhi di Alice, che assestò un secondo colpo in pieno viso, facendolo cadere di schiena. “Troia!” gridò lui, strozzato dal dolore al naso. Cercò di afferrarla dalle caviglie ma Alice era agile e riuscì a sfuggirgli. Si divincolò e gli diede un calcio sul costato. “Brutto bastardo figlio di puttana.” urlò Alice. Continuò a calciare l'uomo ormai agonizzante per terra. Era accecata dalla rabbia. Voleva ucciderlo. Sentiva di volerlo fare. In quel momento, Alice fu Gaia, nella sostanza. Così come Gaia, con grido disperato di chi non sopporta il tradimento, era intenta a vendicarsi brandendo un coltello, anche Alice stava commettendo il suo delitto. Un calcio sul basso addome fece urlare ancora Norman, ormai stramazzato al suolo con gli occhi serrati di chi sopporta un dolore atroce. Una mano tentava di coprire il volto e la testa colpiti dalla scatola di plastica del router ormai ridotto in pezzi. Alice urlava dalla paura. Gaia urlava dalla rabbia. Un cacofonico suono che rimbombava nella stanza buia e ostile. Era la voce spezzata di chi, presa dall'ira, perde la propria umanità e si trasforma in esclusivo moto di vendetta feroce. D'un tratto, un lampo. Un flash di memoria. “Le vite che avremmo voluto avere.” Si fermò. Rimase ad osservare la figura nuda di quell'uomo che le era apparso tanto seducente ora ...