1. Villaggio di houer capitolo 11


    Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi

    ... che ti rilassi, ok?”
    
    “Va bene, Mark, sei tu il mio maestro.”
    
    “Dimmi ti amo!”
    
    “Ti amo, Mark!”
    
    “Ti amo, Jonatha!”
    
    Lasciai passare qualche minuto prima di ricominciare ad accarezzarlo. Non volevo venisse troppo in fretta. Sapevo che così sarebbe stato, ma non troppo in fretta.
    
    Allargai e sollevai le gambe e nel contempo chiesi a Jonatha di porsi in ginocchio. Volevo che mi prendesse davanti. Sputai sulla mia mano per umettarmi il buco e chiesi al ragazzino di puntare il suo cazzone e di spingerlo dentro. Il suo sguardo melenso, quasi sofferto, ma di immenso piacere, fu simultaneo all’ingresso del suo cazzo enorme che si alloggiava nel mio ventre. Lo presi per le scapole e lo feci adagiare su di me.
    
    “Vai ragazzo, scopami adesso, sei felice?”
    
    “Mark, è la giornata più bella di tutta la mia vita.”
    
    “Sai cosa fare?”
    
    “Si credo di si, vado avanti e indietro.”
    
    “Ok, godi, ragazzino e fammi godere.”
    
    “Tu godi pure?”
    
    “Non puoi neanche immaginare quanto.”
    
    Egli prese a scoparmi con ardore ed impazienza. Era strano sentire la leggerezza del suo corpo sul mio e la forza con la quale penetrava il suo gran cazzo dentro di me. È bello guardare il viso di un verginello alla sua prima esperienza, i suoi occhi sognanti e lucidi, le gote infuocate, le labbra rosse aperte, i movimenti incerti del suo corpo alla ricerca del massimo piacere. E, soprattutto, l’amore con cui ti guarda, un senso infinito di riconoscenza per quel piacere, per quella scoperta del ...
    ... piacere che gli si è dato. La soavità del suo sguardo mentre ti dice: “Grazie!”
    
    Il suo corpo era un germoglio che sarebbe nei prossimi mesi esploso in un albero d’alto fusto grondante di frutti. Nonostante fosse ancora minuto, era già forte e virile e voglioso. Le mie mani sul suo sedere godevano di quei cuscinetti che respiravano e pompavano sangue nel suo organo sessuale. Il delicato solco fra le sue natiche, ancora senza peli, era una linea sottile stretta da glutei forti e impetuosi. Riuscii lo stesso a trovare il suo buchetto e a pressarlo con un dito. Questo gesto fu fatale per scatenare il suo amplesso e sprigionare il suo orgasmo incontenibile e mostruoso. Sembrò in preda agli spiriti, ma a quelli che danno piacere, il massimo del piacere. Egli sparò i suoi colpi numerosi ed intensi e quindi si gettò sul mio corpo, stanco ma felice, distrutto ma contento.
    
    “Dormi, amore!” gli dissi.
    
    “È stato bellissimo, Mark!”
    
    “Adesso dormi, sei stanco!”
    
    “Mio padre potrebbe ritornare.”
    
    “Solo un po’, dormi, amore mio!”
    
    Allungai le mani e accarezzai le natiche di quell’angioletto e le divaricai. Aveva un culetto delizioso, soffice, delicato eppure formoso, muscoloso. Il suo buchetto era sensibile, aveva goduto mentre lo toccavo e ancora adesso mentre dormiva sembrava sobbalzare di piacere.
    
    Presi ad accarezzare delicatamente la sua chioma per svegliarlo dal suo sogno.
    
    “Jonatha, svegliati, amore mio.”
    
    Egli ritornò in se, alzò il capo, mi sorrise e poi mi domandò ...
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