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Villaggio di houer capitolo 11
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... guardandomi negli occhi: “Mi ami ancora?” Io nell’ascoltare le sue parole e nel guardare i suoi occhi che fissavano i miei in cerca della verità fui colto da una forte commozione. Quell’angioletto si era innamorato davvero di me, ma egli, da tempo, lavorava sul mio cuore e anch’io mi resi conto in quell’attimo di amarlo. Mi piaceva la sua purezza, la sua solarità, la sua anima angelica. Era lui ciò che cercavo, ciò che da molto tempo avevo perso, ciò che io stesso ero stato e non ero più da quando avevo messo piede a Berlino. Rivedevo in lui, me, la mia candidezza di un tempo e nel rimembrare il mio passato mi scorse una lacrima che non sfuggì a Jonatha. “Perché piangi?” “Perché ti amo.” “Io ti amo, ma non piango, sono felice.” “Le mie sono lacrime di felicità.” Egli appoggiò le sue labbra sulle mie con delicatezza e poi disse: “È meglio se mi rivesto.” Egli si sedette ai bordi del letto e cominciò ad infilarsi i pantaloni. “Quando ci rivedremo?” “Ogni giorno, sei sempre qua.” “Quando faremo di nuovo l’amore?” “Non lo so, se mio padre lo sa mi ammazza.” “Andremo al lago, sabato, io non lavoro.” Egli sorrise e mi baciò di nuovo. “Sono tanto felice; sabato andremo al lago.” Patrick dovette tardare parecchio perché mi addormentai nell’attesa del suo arrivo. Nel sentire il rumor del suo arrivo aprii gli occhi e lo vidi sistemare le sue attrezzature. La giornata era stata lunga e ormai l’oscurità aveva preso il sopravento, di ...
... lavorare non era più il caso, pertanto, cominciai a rivestirmi. La giornata era stata lunga e, come ogni sera, al pensiero di ritornare a casa e di rivedere Josh, mi prese un magone terribile che mi fermò il respiro. Ero troppo inguaiato per essere tranquillo e non avevo fatto i conti con la mia incapacità di reggere le situazioni difficili e quella in cui mi ero ficcato era davvero ingarbugliata. Di una cosa ero certo, a me Patrick non interessava come amante, troppo lontano dal mio mondo adolescenziale. Era stato solo uno stupido gioco la testardaggine con la quale lo avevo soggiogato fino a farlo cadere tra le mie braccia e a fargli aprire la cassaforte dei suoi segreti, ma ciò che per me era divertimento, per quell’uomo era diventato sofferenza. Egli mi aveva confessato di amare i ragazzini, ma non ne aveva mai toccato uno trattenuto da una forte moralità e adesso che aveva conosciuto me, che non ero un ragazzino, ma tanto gli somigliavo, avevo indebolito la sua forza di volontà. Si sarebbe trattenuto dal possedere Jonatha o un altro di quell’età? Mi sentivo in colpa e dieci colpi di verga sarebbero stati ben poca cosa da sopportare come punizione. Mi sarei frustato a sangue invece, ma se le punizioni servissero a qualcosa, mi domando, a cosa sono servite tutte le vergate del signor padre se mi comportavo da persona insulsa? “Vai via, vuoi mangiare con noi, stasera?” Non ero mai stato invitato a cena da Patrick e, in un’altra occasione avrei gradito rimanere, ma ...