1. Secrezioni: "sei come un bambino"


    Data: 06/07/2020, Categorie: Etero Autore: renart

    ... medio sinistri nella passera, l'anulare nel buco posteriore, la mano destra che sfrega veloce il clitoride. Mi alzo visibilmente seccato, vado al cesso. Mi spoglio, sfuggendo di proposito la mia immagine nello specchio. M'infilo sotto la doccia. Quando esco, nudo ma asciutto, lei è ancora alla stessa scena.
    
    "Vieni qui", mi dice con voce roca, "dammi una leccata, che sputo fiamme".
    
    M'inginocchio fra le sue cosce e mentre continua a sgrillettarsi e pomparsi la fica le lecco l'umore che prende a colarle abbondante dalle dita e dalle labbra aperte. Gode dopo qualche minuto, urlando senza ritegno. "Oooooh ssssììì, aaaaaaaahhh". Continuo a lappare, agevolato dall'assenza delle mani, che adesso mi stringono forte i capelli, fin quando la stretta delle sue cosce attorno al collo non mi tronca il respiro lasciandomi cianotico. Rimane per un po' ansimante e sfatta sul divano. Poi, rasserenata, mi chiede se mi va di preparare un caffè. È una parola, mi dico alzandomi. Recupero la moka e un paio di tazzine in quel casino, le sciacquo, carico la macchinetta e la metto sul fornello.
    
    "Hai qualcosa per me?", mi fa con voce speranzosa e insieme maliziosa, spennazzando le ciglia.
    
    "Guarda nella camicia. È appesa alla maniglia del bagno", dico mentre libero una vasca dell'acquaio, la riempio di acqua saponata e metto a mollo una parte delle stoviglie sporche. Abbozzo un sorriso quando mi raggiungono i gridolini di gioia, come una bambina che ha scartato il suo regalo. Subito dopo ...
    ... sento l'avido inalare della sua pippata e l'aaah di goduta soddisfazione. Verso il caffè nelle tazze e lo porto alla signora. Lei si tira su, prende la tazzina, sorseggia raggiante, puntandomi con le pupille verdi ridotte a punte di spillo.
    
    "Ah, bello carico come piace a me".
    
    Sullo schermo è rimasto il fermo immagine del culo di Pitt. Lo contempla estasiata, ma con occhio da critica d'arte, stavolta, di esperta del settore.
    
    "Che splendore, eh?", fa come aspettandosi un'approvazione.
    
    "Eggià", dico un po' svogliato.
    
    "Che fai il geloso? Non sarai mica così ridicolo?"
    
    "Ma che dici" mi schernisco, "sarà adesso che sono invidioso di un agglomerato di pixel disposto a forma di culo".
    
    "Ho capito. Dai, monta", dice e s'inginocchia sul divano, tirandosi sulla groppa la vestaglia di un azzurro sdrucito e tenendosi alla spalliera del divano. "Sei proprio come un bambino".
    
    Ha il culo bello grosso, tondo e rigato da qualche smagliatura, come graffi tremolanti sulla pelle. Grumi di cellulite soda impreziosiscono il tutto. Abbranco con ambo le mani i due grossi emisferi gemellari. Li separo, scoprendo la striscia di pelo scuro e morbido che percorre il solco umido, unendo buco del culo e fica, come un sentiero francigeno. M'inebrio di quell'afrore selvatico, come di bosco o di erba bagnata. Faccio pascolare la lingua lì in mezzo, indugiando minuziosamente sul buco di dietro, ammorbidendone con abbondante saliva l'anello di carne, sul quale è arpionato un'emorroide pingue ...
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